Fattorie Didattiche

 

Si cominciò a parlare di fattorie didattiche all’inizio degli anni ’90, quando l’Agricoltura italiana viveva una situazione particolare. Tutti ricordiamo gli attacchi che essa subiva perché considerata responsabile del degrado ambientale a causa delle lavorazioni forzate per rendere il territorio più adatto alle colture intensive e per l’uso indiscriminato della chimica nelle coltivazioni. Gli agricoltori erano additati come attentatori, anche, della salute dei cittadini – consumatori.

Le aree rurali, l’agricoltura, gli agricoltori vivevano in uno stato di abbandono, di isolamento perché si era creato un forte distacco tra la città e la campagna e, soprattutto, tra le nuove generazioni e il mondo dell’agricoltura nel suo complesso. Non bastava ricordare che lo sviluppo di un’agricoltura moderna, intensiva e specializzata, non solo in Italia, era stata necessaria per debellare la fame nelle città, subito dopo la guerra e che la Comunità Europea aveva investito e incentivato l’uso della chimica e la meccanizzazione al fine di produrre di più. E mentre gli agricoltori che si erano resi disponibili a ciò subivano ingiusti attacchi, l’Agricoltura diventava oggetto di interminabili discussioni nei salotti televisivi che ne evidenziamo solo gli aspetti negativi.

Nel frattempo, l’educazione alimentare e le conseguenti scelte alimentari venivano affidate agli spot televisivi che presentavano e invitavano a comprare e consumare cibi pronti, confezionati, raffinati, omogeneizzati, sterilizzati, condensati, liofilizzati, idrogenati ottenuti mediante l’uso di additivi quali: coloranti, antiossidanti, stabilizzanti, antiagglomeranti, aromi, conservanti, emulsionanti, acidi/alcali, tamponi, sbiancanti, propellenti, dolcificanti, esaltatori di sapidità che arricchiscono il nostro corpo di calorie e lo impoveriscono delle sostanze, invece, fondamentali quali vitamine, Sali minerali, proteine.

Mentre, i programmi televisivi dove, molto spesso, improvvisati esperti si sono alternati per convincere tutti sulla bontà di un prodotto al posto di un altro, sulle caratteristiche nutrizionali, etc., avevano fatto passare l’idea che il cibo arriva dagli scaffali dei supermercati, che nasce nelle scatole e l’alimentazione passò da una cucina a base di prodotti semplici e naturali i cui metodi di conservazione si limitavano all’essiccazione, fermentazione, salatura, cucinati giorno per giorno con prodotti freschi, di stagione e locali, ad una alimentazione conservata, precotta, surgelata, manipolata, liofilizzata. E non si è più dato valore alle risorse naturali e ambientali facendo passare l’idea che tali risorse, a partire dall’acqua, fossero inesauribili. Le principali vittime di questi messaggi sono stati i bambini, molto spesso affidati alla televisione.

Gli stessi bambini che la vita moderna e frenetica costringe a vivere in maniera programmata, informatizzata, sempre super impegnati in attività scolastiche, sportive e curriculari, facendo diventare oggetto di studio e scuola ciò che prima era divertimento, vacanza, hobby.

Allora, bisognava intervenire per contribuire a ripristinare il contatto tra la campagna, intesa come sintesi di agricoltura, ambiente, natura, arte e cultura e i bambini affinché essi potessero arricchire la loro cultura e scoprire che c’è un mondo diverso fuori dalla città, un mondo che ha altri colori, altri odori, altri sapori e tempi di vita più quieti.

Ripristinare, quanto più possibile, la giusta considerazione verso gli agricoltori e verso l’agricoltura non era semplice. Né le misure dell’Unione Europea che già puntava ad una agricoltura più sostenibile e, quindi, verso l’integrato, il biologico, etc. erano sufficienti per far cambiare l’opinione che si era creata, anzi venivano elevate anche proteste perché l’Unione Europea e lo stato riempivano di soldi gli agricoltori senza merito.

Da ciò, quindi, la necessità di recuperare un consenso sociale verso l’agricoltura e gli agricoltori per il nuovo, inedito ed insostituibile ruolo che essi hanno proprio nella preservazione e difesa dell’ambiente e del territorio, per la qualità dei prodotti, per la sicurezza alimentare. Quindi, fra le tante iniziative, le fattorie didattiche sembravano essere la soluzione per avvicinare le giovani generazioni alla campagna in tutti i suoi aspetti e per far conoscere il vero mondo dell’agricoltura e degli Agricoltori.